Buon rientro dalle vacanze… e un nuovo incontro con il verbasco
Le vacanze sono finite e, anche se tornare alla quotidianità non è sempre facile, per me c’è sempre un modo per portare a casa qualcosa di bello: una pianta osservata durante una passeggiata, un fiore raccolto con curiosità, un colore ancora da scoprire.
Quest’estate infatti, durante il mio soggiorno in montagna, ho incontrato e sperimentato una pianta che conoscevo già, ma che questa volta ho voluto guardare con occhi diversi: il verbasco, conosciuto anche come tasso barbasso.

E naturalmente, per chi ama la tintura naturale e l’ecoprint, incontrare una nuova pianta significa quasi inevitabilmente chiedersi: chissà che colore riuscirà a regalarmi?
Così è iniziata come al solito, anche in vacanza, la mia piccola sperimentazione.
IL VERBASCO: UNA PIANTA IMPOSSIBILE DA NON NOTARE
Questo usato da me, è il .
E’ una pianta biennale, appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae,
molto riconoscibile per il suo portamento eretto e soprattutto per le grandi foglie ricoperte da una fitta peluria, che dà alla pianta un aspetto quasi vellutato e argentato.

Nel primo anno forma principalmente una grande rosetta di foglie basali.
Nel secondo anno compare il lungo stelo fiorale, che può raggiungere anche un’altezza notevole, e sulla sommità si sviluppa la caratteristica spiga ricca di piccoli fiori gialli.
È una pianta che ama il sole e i terreni asciutti e poveri.
Si può incontrare facilmente in luoghi aperti, incolti, lungo strade e sentieri e anche, come me, in zone di montagna.
Ed è appunto, proprio durante una passeggiata, che ho raccolto i fiori che ho utilizzato per la mia prova.
I FIORI DEL VERBASCO: PICCOLI MA SORPRENDENTI
La parte che mi interessava maggiormente erano naturalmente i fiori gialli.
Il verbasco produce fiori che si aprono progressivamente lungo la spiga e che hanno una vita molto breve: spesso ogni fiore rimane aperto soltanto per un giorno, venendo continuamente sostituito da nuovi fiori.
Ed è proprio nei fiori che ho trovato la sorpresa più interessante della mia sperimentazione.
In tintura, infatti, il verbasco mi ha dato una bella tonalità gialla, piuttosto incisiva e luminosa.
IL VERO POTENZIALE DELLE PIANTE
Non so se mi aspettavo in realtà, una resa così interessante, perché non tutte le piante che immaginiamo, sono tintorie.
Nel corso delle mie sperimentazioni, mi è capitato più volte di lasciarmi incuriosire da piante dai colori intensi e affascinanti, pensando che potessero regalare una bella tintura, per poi scoprire, nella pratica, che il risultato era tutt’altro che interessante.
È proprio questo, però, uno degli aspetti più affascinanti della tintura naturale: la pianta può sorprenderci, nel bene e nel male, e solo attraverso la sperimentazione possiamo scoprire il suo vero potenziale.
LA MIA PROVA IN TINTURA NATURALE CON IL VERBASCO
Per la tintura ho utilizzato principalmente i fiori.
Dopo la raccolta, li ho lasciati in acqua, per permettere ai loro componenti coloranti di passare più facilmente nel bagno di tintura.
Ho poi portato lentamente l’acqua a temperatura, evitando un’ebollizione troppo aggressiva, e ho lasciato lavorare il bagno per un tempo sufficientemente lungo.

Una volta preparato il bagno colorante, ho inserito il tessuto precedentemente mordenzato e ho lasciato che il colore si depositasse gradualmente sulla fibra.
Il risultato mi è piaciuto: un giallo caldo e ben visibile, decisamente più interessante di quanto mi aspettassi da una pianta che, almeno per la mia esperienza, si è dimostrata molto più generosa in tintura che in ecoprint.
Naturalmente il risultato può cambiare in base alla specie di Verbascum utilizzata, alla quantità di materiale vegetale, alla fibra, alla mordenzatura e soprattutto alla stagione e al momento della raccolta.
Le fonti botaniche confermano del resto che i fiori del verbasco impartiscono un colore giallo all’acqua quando vengono bolliti.

E IN ECOPRINT?
Qui arriva la parte più interessante della mia esperienza.
Chiaramente ho voluto provare il verbasco anche sul tessuto, perché quando incontro una pianta nuova, come dicevo, la domanda è sempre la stessa: come si comporterà in ecoprint?
La risposta, almeno nelle mie prove, è stata abbastanza deludente.

Il verbasco non mi ha dato una stampa particolarmente incisiva.
I fiori, pur essendo così intensamente gialli, non hanno trasferito sul tessuto un’impronta altrettanto evidente.
Questo è un aspetto particolare delle piante, cioè il colore che vediamo sulla pianta, non necessariamente corrisponde al colore o alla definizione che riusciremo a ottenere sulla fibra.
E questa è proprio una delle ragioni, per cui amo tanto sperimentare.
Una pianta può essere eccellente per la tintura e mediocre per la stampa diretta, oppure può comportarsi in modo completamente diverso a seconda del tessuto, della mordenzatura, della stagione e del metodo di estrazione.
PERCHE’ UNA BUONA TINTURA NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE UNA BUONA STAMPA?
È una distinzione importante quando si lavora con le piante.
Nella tintura prepariamo un bagno colorante, favorendo l’estrazione delle sostanze che possono essere trasferite alla fibra.
Nell’ecoprint, invece, chiediamo alla pianta di lasciare la propria impronta direttamente sul tessuto attraverso il contatto, il calore, l’umidità e il tempo.
Sono quindi due modalità di lavoro completamente diverse.
Nel caso del verbasco, la mia esperienza mi ha mostrato proprio questo:

il fiore può essere interessante come materia tintoria, ma non come elemento, di stampa diretta.
Questo però, non significa che il verbasco sia proprio da scartare per l’ecoprint.
Significa semplicemente che, prima di considerarlo una pianta da stampa, vale la pena, appunto, fare delle prove.
Il mio consiglio, in questo caso, è quello di provare quindi, ad utilizzarlo magari, con delle coperte vettore colorate, in modo da poter avere certamente, una interessante stampa a riserva.
UN PICCOLO ESPERIMENTO DA RIPETERE
La cosa che amo della tintura naturale è che ogni prova, è sempre un passo avanti.
Raramente infatti, un esperimento è davvero un fallimento.
Anche quando una pianta non dà la stampa che speravo, mi sta comunque insegnando qualcosa.
Con il verbasco ho imparato quindi, ancora una volta, che la natura sa sempre sorprendermi: quello che vediamo insomma, è solo il punto di partenza.
Il resto, è tutto da scoprire…
Un fiore giallo, può regalarci infatti, un bagno di tintura intenso e, nello stesso tempo, lasciare sul tessuto un’orma molto più delicata.
Come dicevo, è proprio questo continuo confronto tra aspettativa e risultato che rende così interessante il mio lavoro.
E forse è decisamente questo, che mi ha fatto tornare dalle vacanze con la voglia di ricominciare subito a sperimentare.
BUON RIENTRO A TUTTE!
Per concludere, dopo le passeggiate in montagna, le piante osservate lungo i sentieri, i fiori raccolti con curiosità e qualche nuova prova da aggiungere al mio personale archivio di esperimenti, si torna lentamente alla quotidianità.
Spero che anche voi abbiate trascorso una bella estate, vi siate riposate, viaggiando, passeggiando nella natura oppure semplicemente concedendovi un po’ di tempo per voi.
E se, come me, avete riportato a casa qualche foglia, qualche fiore o qualche nuova idea… allora le vacanze non sono davvero finite, perché la natura continua a chiamarci e noi continuiamo ad ascoltarla, scoprendo ogni volta un colore nuovo.
Buon rientro dalle vacanze a tutte voi e… buon lavoro creativo!







Come al solito ti seguo incantata. Bella scoperta. Brava.
Grazie Angela, mi fa piacere ritrovarti!