Perché nelle tinture naturali non si ottiene mai lo stesso colore

Una delle domande più comuni di chi inizia, è proprio perché con le tinture naturali non si ottiene mai lo stesso colore  due volte.
Chi lavora con le tinture naturali prima o poi vive questa situazione.
Si ottiene un colore meraviglioso, magari un marrone caldo, un giallo dorato o un rosa delicato.

Estrazione pigmenti in tintura naturaleSi annota tutto: pianta, mordente, tempo di cottura.
Poi si prova a rifarlo e  il colore è diverso, a volte di poco, a volte completamente.
All’inizio sembra un errore. In realtà è una delle caratteristiche più profonde della tintura naturale.
Il colore vegetale non è mai una formula perfettamente replicabile, perché dipende da molti fattori vivi e variabili.
Alcuni sono noti. Altri sono più sottili e meno evidenti.

PERCHE’ NELLE TINTURE NATURALI NON SI OTTIENE MAI LO STESSO COLORE

Vari sono i motivi. Il primo è che la pianta raccolta, non è mai davvero la stessa.
Mi spiego meglio: quando usiamo una pianta per tingere, spesso la consideriamo come una materia prima stabile.
In realtà è esattamente il contrario.
Infatti le piante, producono pigmenti come risposta a molte condizioni: in base alla quantità di luce, al tipo di suolo, alla quantità di acqua, alla stagione e agli eventuali stress ambientali.
Una foglia cresciuta in pieno sole può contenere più tannini rispetto a una cresciuta all’ombra.
Sappiamo bene infatti che una pianta raccolta dopo un periodo di siccità, può avere concentrazioni di pigmento molto diverse.

perché non si ottiene lo stesso colore
Questo significa che la stessa specie botanica può produrre colori leggermente differenti, anche nello stesso luogo in cui è stata raccolta.
È una delle ragioni per cui nei laboratori di tintura tradizionali si parlava spesso di “raccolto dell’anno”, quasi come nel vino.

ANCHE L’ACQUA PARTECIPA AL COLORE

Un fattore poco considerato è la composizione minerale dell’acqua.
L’acqua non è mai neutra: contiene calcio, magnesio, ferro e altri minerali.
Questi elementi possono reagire con i pigmenti vegetali.
Per esempio un’acqua ricca di calcio può rendere i colori più morbidi, tracce di ferro, possono spesso scurire o ingrigire alcune tinture, oppure un pH più alcalino può modificare completamente certe tonalità.

Misurare il pH dell'acqua Perché nelle tinture naturali non si ottiene mai lo stesso colore
Misurare il pH dell’acqua

Spesso lo ricordo anche durante i miei corsi online.
Ogni allieva, lavora con l’acqua della propria zona, e questo fa una grande differenza.
Il pH e i minerali presenti nell’acqua possono influenzare molto le tinture naturali, per cui lo stesso procedimento può dare colori leggermente diversi da una regione all’altra.
Questo significa che lo stesso bagno di tintura preparato in due luoghi diversi, può dare risultati differenti.

PICCOLA CURIOSITA’

Non è un caso che in passato alcune tintorie fossero famose proprio per i loro colori.
In molte città europee i tintori lavoravano sempre vicino a una specifica fonte o a un tratto di fiume.
Non era solo una questione di comodità: l’acqua aveva una composizione minerale particolare che influenzava la resa dei pigmenti vegetali.
Cambiare acqua significava spesso cambiare colore.
È questo il motivo per cui, alcune tintorie storiche erano famose per i loro colori: l’acqua locale contribuiva al risultato finale.

IL TESSUTO HA UNA MEMORIA CHIMICA 

Un aspetto a cui forse dedichiamo poca attenzione, riguarda il tessuto stesso.
il tessuto non è mai davvero neutro.
È una materia viva, che partecipa al risultato finale tanto quanto le piante, l’acqua o la mordenzatura.
Quindi, anche quando sembra identico, un tessuto può avere caratteristiche diverse.
Infatti molti tessuti nuovi, hanno spesso subito trattamenti che non si vedono.

Tessuti naturaliAppretti, sbiancanti, stabilizzanti, antimuffa o antipiega, finissaggi industriali, residui di lavorazione, diversa tensione della fibra o trattamenti precedenti, che influiscono sull’ assorbimento e la resa del colore.
Perfino lavaggi fatti in casa possono lasciare tracce minerali o detergenti che influenzano la presa del colore.
In pratica il tessuto possiede una sorta di memoria chimica che può cambiare il modo in cui il pigmento si lega alla fibra.

I PIGMENTI VEGETALI CONTINUANO A REAGIRE 

Un’altra particolarità delle tinture naturali è che il colore non si ferma quando il bagno di tintura termina.
Infatti molti pigmenti vegetali continuano a reagire con l’ossigeno, la luce e i minerali presenti nella fibra.

tessuti stesi ad ossidare
Proprio per questo motivo, un tessuto appena tolto dalla pentola può cambiare tonalità nelle ore o nei giorni successivi.
A volte il colore si scalda, altre volte diventa più profondo.
Questo fenomeno è particolarmente evidente con i pigmenti ricchi di tannini.

IL RUOLO INVISIBILE DEI MICRORGANISMI

Un dettaglio curioso, di cui raramente si parla, riguarda infine,  la presenza di microrganismi.
In alcuni bagni di tintura lasciati riposare o riutilizzati più volte, possono infatti svilupparsi piccole attività microbiche.
Queste possono modificare il pH o trasformare alcune molecole vegetali.
Questa è proprio, un’altra domanda ricorrente duranti i corsi online: Come conservo un bagno di tintura senza far fare la muffa?
Non voglio anticiparvi troppo, ma nel prossimo articolo parleremo proprio di questo, perché questo tema merita un articolo tutto a sé!

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Cosa fare quando un colore non piace

Oggi voglio parlarvi di cosa fare quando un colore non piace, prima di arrendersi, non per “aggiustarlo” soltanto,  ma per trasformare la delusione in una porta aperta verso nuove possibilità.

COSA FARE SE IL RISULTATO NON PIACE

PRIMA COSA: LASCIALO RIPOSARE

Ci sono momenti in cui il colore non è “sbagliato”.
È , come dicevo nell’articolo precedente, semplicemente lontano da quello che avevi in testa.
Lo guardi e non ti dice nulla, non ti parla, non ti rappresenta e la prima tentazione è una sola, quello di buttarlo via.
La prima cosa che vi consiglio, è quella di lasciarlo riposare.
Sembra banale, ma direi proprio che non lo è.
Un tessuto bagnato mente, non ci dice il suo colore finale, come avviene anche, se abbiamo realizzato un ecoprint.
Infatti da asciutto il colore si schiarisce, si scalda o si raffredda, oppure addirittura acquista profondità.

 cosa fare se un colore non piace?
Molti “fallimenti” diventano accettabili solo dopo qualche ora, quindi armiamoci di pazienza e aspettiamo.

OSSERVA SENZA GIUDICARE

Naturalmente poi, quando un colore non piace, il primo impulso è quello di autogiudicarsi e dire ” ho sbagliato”.
Ma il colore, il più delle volte, non è un errore, possiamo piuttosto dire che è una nuova informazione!

Cosa fare quando i colori non piacciono
So che non è sempre facile, ma dobbiamo cercare di capire, sul tessuto com’è la  saturazione del colore, se è un problema di tono o di temperatura, o se è proprio il colore in se e il modo in cui magari dialoga con gli altri elementi della stampa, a non piacerci.

CHIEDERSI PERCHE’ NON PIACE

Chiediti perché non ti piace.
Questa è una domanda preziosa, perché ti aiuta sicuramente a crescere.
I motivi possono essere molteplici in realtà.
Ad esempio non ti piace, perché non corrisponde all’idea che avevi in mente? Oppure perché non valorizza la composizione? E’ troppo invadente o troppo debole? O ancora, non si armonizza con la palette che desideravi?
Capire la ragione ti permette di scegliere la strada giusta per intervenire, perché ogni problema ha una possibile risposta diversa.

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Errori comuni in ecoprint

Errori comuni in ecoprint e nelle tinture naturali : cosa evitare per non rovinare i colori
Se si lavora con le tinture naturali o con l’ecoprint, purtroppo, prima o poi arriva quel momento.
Apri il tessuto, guardi e pensi: “No. Non è come lo immaginavo.”
Succede a tutti. Anche a chi lo fa da anni, anzi, forse soprattutto a chi lo fa da anni.
Nel mondo del colore naturale però gli errori, non sono incidenti di percorso: sono parte del linguaggio.
Imparare a leggerli, devo dire che  cambia tutto!

UNO DEGLI ERRORI PIU’ DIFFUSI

Uno degli errori comuni in ecoprint, è credere che sia le piante che gli scarti, facciano tutto da soli.

foglie radici e scarti alimentari

In realtà il colore naturale è chimica gentile, ma pur sempre chimica: dobbiamo far attenzione al pH, al tempo e al tipo di fibra.
L’idea sbagliata più comune è quella di pensare che essendo tutto naturale, il risultato potrà venire da sé tranquillamente.
All’inizio infatti, lo pensano in molti.
Foglie, radici, bucce…sembra tutto così semplice. E invece no!
Il colore naturale è delicato, ma non è spontaneo.
Come dicevo, ha bisogno di tempo e molta  attenzione.
Quando uno di questi manca, il tessuto in stampa o in tintura, ne risente subito.

 MORDENZATURA FRETTOLOSA 

La mordenzatura non è un passaggio noioso come potrebbe sembrare,
è la base di tutto.
Gli errori tipici sono: tessuto non ben lavato prima, l’allume dosato “a occhio” e tempi troppo brevi di immersione.
In questo caso i risultati saranno colori spenti, instabili e che scaricano o cambiano al primo lavaggio.
La mordenzatura quindi possiamo definirla un passaggio silenzioso, ma è proprio lì che si decide la durata del colore.

DIMENTICARSI CHE OGNI FIBRA E’ UN MONDO A SE’ 

Errori comuni: non distinguere le fibre

Lana, seta, viscosa, cotone e lino non reagiscono allo stesso modo.
L’errore comune in ecoprint, è quello di pensare: “ha funzionato su seta, quindi funzionerà anche su viscosa”.
Uno degli errori più frustranti è aspettarsi lo stesso risultato su tutto.
Purtroppo non è così, ma non è colpa del colore, è la fibra che va trattata diversamente.
Il capirlo, evita tanta delusione.

VOLER CONTROLLARE TUTTO 

Nell’ecoprint questo è quasi un paradosso.
Pressione eccessiva, troppe foglie, ferro ovunque… A volte togliere è meglio che aggiungere.
Succede spesso, soprattutto con l’ecoprint.
Il colore naturale invece, non ama la forza, ama direi, la misura.
Se si eccede poi, il tessuto si chiude, si scurisce, perde respiro.
Il risultato quindi spesso risulta con macchie troppo scure, foglie “fantasma” e molto spesso anche, perdita di profondità.

INSEGUIRE QUEL COLORE PRECISO

Questa è la tentazione più sottile della tintura naturale.
Mi è successo proprio ultimamente, dovevo consegnare un lavoro e 

avevo in testa “quel marrone lì”.
Non un marrone qualsiasi, un marrone caldo, profondo, elegante, non troppo rosso, non troppo spento, ma non troppo viola.
Volevo insomma  un color cannella. Lo vedevo nella mia testa, già finito e perfetto.
Ma è proprio lì che ho capito,  che stavo inseguendo un’idea più che un colore!
Questo credo, sia uno degli errori più sottili. E anche uno dei più frustranti!
Infatti il colore naturale, non è un codice Pantone.
Non è una formula industriale replicabile al milligrammo.
Ma poiché sono molto testarda, alla fine ce l’ho fatta.

Errore: inseguire un colore
Errore: inseguire un colore

Voler replicare esattamente un tono, infatti,  è umano.
Soprattutto quando c’è una consegna, soprattutto quando c’è un cliente, soprattutto quando c’è l’orgoglio.
Ma vi consiglio di cuore, di non fare quest’errore.

ACCETTARE LA VARIABILITA’ NON E’ ARRENDERSI  

Quante volte un colore perfetto da bagnato è diventato più chiaro una volta asciutto?
Quante volte un tono caldo si è raffreddato sotto una luce diversa?
Se tingi  e stampi da un po’, sicuramente lo sai bene anche tu.
Accettare questa instabilità, non significa rinunciare al controllo.
Non significa lavorare “a caso”.
Significa capire che la precisione, nel naturale, non è identica ripetizione.
È coerenza, significa cioè, trasformare l’errore in variazione.

ERRORI COMUNI IN ECOPRINT: NON SCRIVERE NULLA 

Forse sembra un consiglio banale, ma è cruciale.
La memoria inganna quasi sempre.
Senza appunti non sai più cosa ha funzionato, cosa ha rovinato il risultato, cosa rifare o evitare.

Errori comuni: non prendere appunti
Inoltre non puoi tentare di replicare, anche se ogni lavoro, lo sappiamo bene, è unico nel suo genere.
Potrei dire quindi, che un quaderno è molto più sostenibile, di mille bagni rifatti.

BUTTARE VIA TROPPO PRESTO

Molti tessuti “brutti da bagnati” vengono poi rivalutati dopo l’asciugatura.
L’errore comune quindi, è scartare prima del lavaggio finale, senza lasciare riposare il colore.
Il colore naturale spesso ha bisogno di tempo per mostrarsi.
Se poi proprio non va e non piace, il mio consiglio è di provare un viraggio.

LA VERITA’? NON SONO ERRORI 

In conclusione, tutte le cose che vi ho illustrato, non sono da considerarsi dei veri e propri errori, ma dei tentativi o degli esperimenti.
Potrei definirli, senza ombra di dubbio, passaggi di apprendimento.
La cosa da fare quindi, è quella di non scoraggiarsi mai davanti a un tessuto “sbagliato”, bisogna solo fermarsi un attimo e  guardalo meglio.
Forse non era quello che si voleva, ma potrebbe essere esattamente quello che ci serviva per imparare.

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Mordenzatura e mordenti naturali

Mordenzatura e mordenti naturali nella tintura naturale

Chi legge questo blog da un po’, sa già cos’è la mordenzatura e i mordenti naturali  e a cosa servono.
La mordenzatura è quel passaggio fondamentale, che permette al colore naturale di legarsi alla fibra e di durare nel tempo.
Eppure, nonostante se ne parli spesso, resta uno dei temi che genera più dubbi.

Scrivo questo articolo infatti, pensando soprattutto a chi è principiante o neofita nel mondo dei colori naturali, per chi sta iniziando ora a tingere o stampare e sente nominare parole come mordente, allume o tannino senza avere ancora un quadro chiaro.
Negli ultimi articoli ho scelto di costruire questo tema passo dopo passo: prima parlando di come riutilizzare un bagno mordente di allume, poi soffermandomi sull’allume di potassio e sul suo corretto smaltimento.

Oggi allarghiamo lo sguardo e torniamo alle basi, vi parlo della mordenzatura e dei mordenti naturali, in modo che questo percorso trovi il suo senso più ampio.

COS’E’ LA MORDENZATURA 

La mordenzatura è uno dei passaggi fondamentali nella tintura naturale  e nella stampa dei tessuti.
Senza una corretta preparazione della fibra, molti colori vegetali risulterebbero spenti, instabili o destinati a scolorire rapidamente.
Solo infatti, conoscendo il ruolo dei mordenti è possibile tingere e stampare in modo intenzionale, rispettando i materiali, il colore e l’ambiente.

Mordenzatura dei tessuti e mordenti naturali

La mordenzatura è in definitiva, il trattamento preliminare del tessuto, con una sostanza chiamata mordente, capace di creare un legame chimico tra la fibra tessile e il pigmento naturale.
Il mordente agisce come un ponte: senza di lui, molti coloranti naturali non riescono ad ancorarsi stabilmente al tessuto.

GLI ERRORI PIU’ COMUNI NELLA MORDENZATURA

Evitare gli errori, fa sicuramente risparmiare tempo, materiali e tessuti.
Infatti anche quando si utilizzano ottime piante tintorie, un errore in questa fase, può compromettere il risultato finale: colori spenti, irregolari o poco resistenti nel  tempo.
Chi è all’inizio commette spesso gli stessi sbagli, quindi comincerei dal più comune, cioè saltare il lavaggio iniziale del tessuto.
Un tessuto non lavato correttamente è uno dei principali nemici della mordenzatura.
Possono infatti esserci residui di appretti industriali, oli o polveri che impediscono all’allume di potassio di legarsi in modo uniforme alla fibra.
Il risultato è un colore che non “prende” o che scolorisce facilmente.
Il lavaggio preliminare non è un dettaglio: è una fase fondamentale del processo, chiamato spurga. Se volete approfondire, leggete qui.

 MORDENZARE A TEMPERATURE TROPPO ALTE

Un altro errore comune è portare il bagno di mordenzatura a ebollizione.
Con l’allume di potassio le temperature troppo alte, possono stressare le fibre
Si rischia quindi di alterare la struttura del tessuto e si riduce di conseguenza, l’efficacia del mordente.
Insomma possiamo dire che la mordenzatura richiede tempo e dolcezza, non calore eccessivo.

NON RISPETTARE I TEMPI DI MORDENZATURA 

Mia nonna diceva che la fretta è una cattiva consigliera. In questo caso direi, calza molto bene!
Ad esempio, non va bene ridurre i tempi per “provare” o per paura di rovinare il tessuto o  ancora per mancanza di pazienza.
Il tutto porta a una mordenzatura incompleta.
Il colore successivo apparirà più spento e meno resistente ai lavaggi.

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Allume di potassio

Chi inizia a tingere o a ecoprintare i tessuti con colori naturali si imbatte quasi subito in una domanda ricorrente: che differenza c’è tra allume di potassio e allume di rocca?
È un dubbio assolutamente comprensibile.
I due nomi vengono spesso usati come sinonimi, soprattutto nei negozi o online, creando così confusione tra le principianti, che non sanno quale materiale acquistare per mordenzare correttamente i tessuti.
In questo articolo cercherò di fare chiarezza una volta per tutte, spiegando cos’è l’allume di potassio, perché viene chiamato anche allume di rocca, come usarlo e come smaltirlo correttamente dopo più utilizzi.

Allume di potassio

COS’ E’ L’ALLUME DI POTASSIO 

 Dal punto di vista della tintura naturale e della mordenzatura, non c’è alcuna differenza sostanziale.
L’allume di potassio è un sale doppio di solfato di alluminio e potassio.
In tintura naturale è il mordente più utilizzato, soprattutto per fibre vegetali come cotone, lino e canapa, ma anche per la lana e seta.
Il suo ruolo, sappiamo bene che è fondamentale: permette di fissare meglio il pigmento e fa si, che ci sia una maggiore durata nel tempo, del colore.
Dal punto di vista pratico, l’allume di potassio è abbastanza sicuro se usato correttamente.
E’ facilmente reperibile, stabile nei risultati e adatto anche a chi è alle prime armi.

COS’E’ L’ALLUME DI ROCCA

Qui spesso nasce la confusione!
L’allume di rocca non è una sostanza diversa.

E’ semplicemente allume di potassio allo stato naturale o cristallizzato.
Il termine “di rocca” deriva dall’aspetto, perché si presenta in cristalli duri e trasparenti.
Infatti un tempo lo estraevano in blocchi e poi lo frantumavano.

Allume di rocca in cristalli
Allume di rocca in cristalli

  La composizione chimica è la stessa e l’effetto come mordente è identico.
Chimicamente quindi, si tratta della stessa sostanza: solfato doppio di alluminio e potassio.
La differenza, perciò, non è funzionale ma solo legata alla forma, alla provenienza o alla denominazione commerciale.
È importante invece prestare attenzione a non confondere, l’allume di potassio con altri sali di alluminio utilizzati in ambiti diversi, che non sono quindi adatti alla mordenzatura dei tessuti.
Chiarezza nelle materie prime, significa sicuramente, sicurezza nel processo e risultati coerenti nel tempo.

Per questo motivo, quando parliamo di riutilizzare un bagno mordente di allume, il discorso vale allo stesso modo sia che si utilizzi allume di potassio in polvere sia allume di rocca in cristalli, purché venga correttamente sciolto in acqua.
Il comportamento del bagno, la possibilità di riutilizzo e le modalità di rinforzo restano invariate.

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