Il nespolo selvatico

Il nespolo selvatico (Mespilus germanica), noto anche come nespolo comune o nespolo germanico, è una pianta abbastanza antica che differisce notevolmente dal più comune e conosciuto nespolo giapponese (Eriobotrya japonica).
Entrambi appartengono alla famiglia delle Rosaceae, sono alberi da frutto che presentano però caratteristiche distintive, sia nella pianta che nel frutto, ma anche nell’aspetto e negli utilizzi.

Albero di nespolo selvatico

Sapete ormai, che mi piace arricchire sempre più, la comprensione della biodiversità tra le varie piante e le tradizioni legate all’agricoltura e alla botanica, quindi ora, approfondiamo un po’ di notizie sul nespolo selvatico.

UN ALBERO ANTICO E ROBUSTO 

Questo alberello, vanta origini antiche, risalenti all’Europa centrale e meridionale. Cresce spontaneo nei boschi, ai margini dei campi e lungo i fossi, dimostrando una notevole resistenza al freddo e a condizioni di vita avverse.
Io lo trovo, a portata di mano,  nel parco dove vado a fare ginnastica.
Può raggiungere un’altezza di 5 metri, con una chioma espansa che supera spesso l’altezza stessa dell’albero.

CARATTERISTICHE DEL NESPOLO SELVATICO

Le sue foglie sono caduche, non molto grandi, di colore verde brillante.
Sono ovali, seghettate e ricoperte da una leggera peluria sulla pagina inferiore.
In primavera, la pianta si ammanta di una cascata di fiori bianchi, delicatamente profumati, che attirano api e altri insetti impollinatori.
La particolarità di questa pianta risiede nei suoi frutti: piccole drupe di colore marrone, chiamate nespole, che maturano in autunno.
frutti

AMMEZZIMENTO

Il frutto del nespolo selvatico è noto per la sua particolare maturazione: è necessario che subisca un processo di ammezzimento per diventare edibile. Questo processo consiste nell’immagazzinare i frutti  in luogo fresco ed arieggiato dentro casse, sotto uno strato di paglia di 10-12 cm, in attesa della maturazione, fino a quando diventano morbidi e di sapore dolce.
Questo  avviene in genere, dopo circa tre-quattro settimane.

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I miei tessuti in verde

Se nel web cerchiamo come tingere naturalmente di verde i nostri tessuti, troviamo un po’ di tutto, ma non sempre, quello che troviamo, ci soddisfa, quindi oggi voglio parlarvi dei miei tessuti in verde e delle mie esperienze a riguardo.
Intanto c’è da dire che il verde, non è solo il colore della rigenerazione e della vita, ma è un colore che è stato celebrato e utilizzato in modi diversi, attraverso le epoche, lasciando quindi un’impronta indelebile nella storia e nella cultura umana.

IL VERDE: UNA TONALITA’ DI RINASCITA
Il verde è universalmente riconosciuto come il colore della natura rigogliosa, delle foreste verdi e dei prati lussureggianti.
È simbolo di speranza e rinnovamento, riflettendo il ciclo senza fine della vita e della morte, che caratterizza il mondo naturale.
Nelle civiltà antiche, il verde era spesso associato a divinità legate alla fertilità e alla rinascita.
Ad esempio, nella mitologia egizia, il dio Osiride, il signore della fertilità e della rinascita, era spesso rappresentato con la pelle verde, simboleggiando la sua connessione con la natura e il ciclo eterno della vita.

CURIOSITA’ SUL VERDE
Il verde è anche un colore ricco di curiosità e sfumature interessanti.
Per esempio, sapevate che il verde è l’unico colore che non può essere prodotto dall’occhio umano? Esso verrà percepito solo, dalla somma dei colori primari.
Inoltre, il verde è ampiamente utilizzato nella psicologia del colore, per i suoi effetti calmanti e rilassanti.
È spesso associato alla tranquillità e all’equilibrio emotivo, ed è per questo che le stanze verdi sono comunemente utilizzate in ambienti terapeutici o di meditazione.

IL VERDE NELL’ANTICHITA’
Nelle antiche civiltà, l’uso del verde non si limitava solo alla simbologia, ma si estendeva anche alla produzione di pigmenti e tinture naturali.
Le tinture verdi venivano ottenute da diverse fonti, principalmente piante e minerali.

I MIEI TESSUTI IN VERDE IN TINTURA

La tintura con le piante, sappiamo bene che richiede tempo e pazienza.
I colori ottenuti sono spesso molto delicati, il verde  in particolare, è un colore difficile e spesso rappresenta una vera e propria sfida.
Perché il verde è così sfuggente? Le foglie contengono principalmente clorofilla, un pigmento verde essenziale per la fotosintesi.
La clorofilla è però instabile e si degrada facilmente con la luce, il calore e gli agenti chimici.
Estraendola dalle foglie, spesso si ottiene un verde giallognolo o olivastro, non il verde brillante che si desidera.
Queste in foto qui sotto, sono le varie tonalità che sono riuscita ad ottenere

I miei tessuti in verde
I miei tessuti in verde

In realtà le tonalità sono molte, dal verde/giallo, al verde salvia, fino al verde oliva, muschio o militare. Devo dire che mi piacciono tutte, ma come dicevo prima, non è proprio così facile e scontato, ottenerle. Leggi tutto “I miei tessuti in verde”

Post mordenzatura sulle coperte vettore

Spessissimo dopo un corso, anzi praticamente sempre, le allieve mi chiedono, se è possibile fare una  post mordenzatura sulle coperte vettore.
Questo dilemma è molto diffuso e oggi voglio cercare di chiarire un poco le idee, a chi non è proprio espertissima.
Le coperte vettore, sono le fedeli compagne nelle nostre creazioni di ecoprint, In genere possono nascondere un grande potenziale : quello di essere sicuramente, le protagoniste di una seconda vita artistica, attraverso  appunto le post mordenzature.
Coperta vettore con seconda vita

CONSIGLI PRIMA DELLA MORDENZATURA

Le coperte vettore sappiamo bene che non devono essere mordenzate prima del loro uso principale, cioè quello di trasferire la sostanza o il colore del liquido dove sono state immerse.
Spesso sono immerse nel legno di campeggio, nella robbia, nel cutch, nella reseda, nel legno del Brasile, o più semplicemente nel solfato ferroso.

cotone più coperta vettore
Dopo il loro uso, quindi, sono talmente belle, che ci piacerebbe poterle riutilizzare.
Uno dei primissimi consigli, è quello di farle asciugare prima, completamente.
Poi invece vanno sciacquate.
A questo punto, sempre mi chiedono: ma non essendo mordenzate, non c’è il rischio di perdere sia il colore che la stampa?
La mia risposta è che si, un pochino si perderà, ma sarà sempre meglio, che avere un misto di prodotti,  che potrebbero produrre un miscuglio torbido, insieme ai prodotti della post mordenzatura.
Se così fosse, di conseguenza, i colori non sarebbero più interessanti.
Questo eventuale miscuglio infatti, renderebbe  i colori più spenti, mentre, come vi consigliavo, sciacquare il tessuto eviterà il problema.
In questo modo otterremo, colori più interessanti e vivaci.

CONSIGLI PER LA MORDENZATURA

Uno dei primi consigli che mi sento di darvi, è quello di sperimentare la mordenzatura appropriata per ogni fibra,  magari con tempi di immersione differenti, per ottenere diverse intensità di colore.
Il secondo consiglio è di provare a combinare diverse mordenzature per ottenere una gamma di colori più ampia, oppure mordenzare solo alcune zone della coperta, per creare effetti di contrasto.
Se non sei completamente convinta però, del tuo “fare”,  fai prima una prova su un campione di tessuto.
Prima di procedere con la mordenzatura, sull’intera coperta quindi, prendi una piccola parte di tessuto, per vedere come reagisce il mordente scelto.

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Tintura con scarti alimentari Parte seconda

In questa seconda parte dell’articolo sulla tintura con scarti alimentari, vi darò prima piccoli cenni, sull’ antica arte di ottenere colori naturali.
C’è da dire che nei tempi antichi, molti popoli,  avevano una stretta connessione con la natura e un profondo rispetto per ogni elemento che essa offriva. 
In un mondo in cui nulla veniva sprecato, gli scarti alimentari rappresentavano una risorsa preziosa, utilizzata con maestria per una varietà di scopi.
 Uno di questi era appunto, la tintura dei tessuti.
Ogni cultura antica, dalle civiltà mesopotamiche ai popoli dell’antica Cina, dall’Impero Romano agli Egizi, utilizzava infatti,  gli scarti alimentari per ottenere pigmenti naturali per tingere tessuti. 
Le bucce di cipolla, le radici di piante, i frutti, le bacche e persino i residui di vino erano solo alcune delle materie prime impiegate per creare una gamma stupefacente di colori.

FERMENTAZIONE : IL SEGRETO DELLA TINTURA ANTICA 

Uno dei metodi più intriganti utilizzati dalle culture antiche per ottenere pigmenti per la tintura era la fermentazione. Questo processo coinvolgeva la decomposizione controllata di materiale organico, spesso con l’ausilio di batteri e lieviti naturali, per produrre sostanze coloranti.
 Ad esempio, i Romani appunto, utilizzavano la fermentazione per ottenere il famoso colore porpora, prelibatezza riservata all’élite. 
Le conchiglie di un particolare tipo di mollusco venivano messe in una miscela di acqua e urina, che, attraverso un processo di fermentazione, produceva il pigmento desiderato. 
Questo metodo, sebbene poco attraente per gli standard moderni, rappresentava un’importante innovazione tecnologica per l’epoca.

TINTURA CON SCARTI ALIMENTARI E LE  SUE LEGGENDE SUL VIOLA

Nel mondo antico, il viola era un colore di grande prestigio e potere, legato a divinità e sovrani.
La leggenda vuole che il primo colorante viola sia stato scoperto casualmente da Ercole, o più precisamente, da un suo cane che morse una lumaca di mare, tingendosi la bocca di viola.
Questo evento portò alla creazione del famoso “viola di Tiro”, un colorante costoso e ricercato, prodotto dai gusci di alcuni molluschi.
Tuttavia, oltre ai metodi più esotici, venivano impiegati anche materiali più umili, come le vinacce, residuo della pressatura dell’uva, per ottenere sfumature di rosa, grigio e viola.

INNOVAZIONI

Oltre all’utilizzo diretto degli scarti alimentari, ci sono oggi progetti, che mirano a creare tessuti biodegradabili utilizzando microrganismi presenti nei rifiuti organici.
Questi tessuti possono essere compostati alla fine della loro vita utile, contribuendo a ridurre ulteriormente l’impatto ambientale dell’industria tessile.
Personalmente trovo questa innovazione, veramente incredibile ma soprattutto utile e secondo me, non dovrebbe essere assolutamente  sottovalutata.

TINTURA CON SCARTI ALIMENTARI

Avocado per Tonalità di Rosa
Sappiamo bene ormai, che le bucce e il nocciolo dell’avocado, spesso scartati, sono ricchi di tannini e possono donare alle stoffe una tonalità delicata di rosa.
Ricordate però di pulire bene sia la buccia che il nocciolo, che poi verrà tagliato in piccoli pezzi per estrarre al meglio.

Buccia e nocciolo di avocado
Ma anche con il suo nocciolo possiamo creare facilmente, fantastici bottoni.
Ho tagliato quindi una parte del nocciolo, precisamente la parte più interna dello spessore adatto ad un bottone e prima di farlo seccare, semplicemente con uno stuzzicadenti, ho praticato 2 fori per poterlo poi cucire.
L’idea mi è venuta perché avevo necessità di un bel bottone, che non fosse comune e che fosse in linea con le mie creazioni.
Qui sotto potete vedere l’effetto, mentre sta ancora seccando.

Bottone con nocciolo di avocado

TINTURA CON SCARTI ALIMENTARI: Tè per una Tintura Naturale
La tintura dei tessuti con il tè, rappresenta secondo me, un vero ponte tra passato e presente.
Infatti ricordo la mia cara Nonna che tingeva e trasformava i suoi tessuti di lino in colori ancor più belli, con sfumature che andavano dal beige al marrone.
Infatti a seconda del tipo di tè utilizzato – nero, verde, o anche il tè oolong, quello definito tè blu , ( per chi non lo conoscesse, è quello ottenuto da foglie sottoposte a parziale ossidazione) è possibile ottenere una vasta gamma di tonalità naturali, molto delicate.

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Tintura con scarti alimentari Prima parte

So bene che l’argomento della tintura con scarti alimentari, è un argomento che molte di voi conoscono, ma io penso che rinfrescare le idee, non va mai male e poi magari, c’è sempre  qualcuno tra chi mi legge, che non conosce a fondo l’argomento.

SPERIMENTAZIONI E INNOVAZIONI 

Ultimamente, molte di noi, sicuramente, hanno sperimentato, una vasta gamma di scarti alimentari per creare nuove sfumature e tonalità.
Utilizzare gli scarti di cucina per tingere , tra l’altro, è un modo accessibile e divertente per contribuire alla riduzione del nostro impatto ecologico.
Ogni buccia, nocciolo o avanzo può diventare, credo,  un piccolo passo verso una vita più sostenibile e colorata.
Ogni tanto poi, facciamo  scoperte sorprendenti e troviamo nuovi modi per utilizzare al meglio  le nostre risorse disponibili.
Infatti, una delle scoperte più interessanti, negli ultimi anni, appunto, è stata quella di trasformare gli scarti alimentari in coloranti per tingere i tessuti.
Ciò che una volta veniva considerato semplicemente “spazzatura” ora si rivela infatti essere, una risorsa preziosa per dare colore alle nostre stoffe.

IL COMPOSTAGGIO : UN CICLO VITALE

Sappiamo bene quanto  il fertilizzante sia importante per le piante, che attraverso le radici assorbono acqua e nutrienti.

compostaggio

Il compostaggio è un processo naturale di decomposizione della materia organica, che trasforma gli scarti alimentari e altri materiali biodegradabili, in compost, un ammendante ricco di nutrienti molto utile per il terreno, perché appunto migliora, la struttura del suolo.
È proprio questo, un modo eccellente per ridurre la quantità di rifiuti che finiscono in discarica e, allo stesso tempo, produrre un miglioramento naturale per il terreno del proprio giardino o delle proprie piante in vaso.

BILANCIARE I MATERIALI

Il compost richiede però, un buon equilibrio tra materiali “verdi” (ricchi di azoto) e “marroni” (ricchi di carbonio).
L’azoto è fondamentale per la crescita delle piante poiché è un componente chiave della clorofilla.

Gli scarti alimentari, come bucce di frutta e verdura, fondi di caffè e filtri, residui di piante, sono considerati verdi.
I materiali marroni includono invece, foglie secche, segatura, carta e cartone stracciati.
Una buona regola generale, è mirare a un rapporto di circa 3 parti di marroni per 1 parte di verdi.

E’ decisamente bene, evitare di compostare carne, pesce, latticini e oli, poiché possono attrarre roditori e causare cattivi odori.
Anche le ossa e i cibi cotti dovrebbero essere evitati per gli stessi motivi.

MANTENERE UMIDITA’ E AERAZIONE

Il compost deve essere mantenuto umido, ma non zuppo.
Se è troppo asciutto, bisogna aggiungere acqua o materiali verdi.
Se è troppo umido, invece, aggiungi materiali marroni per assorbire l’umidità in eccesso.
Mescola o rigira il compost regolarmente per aerarlo e accelerare il processo di decomposizione.
Saprai che il compost è pronto, quando ha un aspetto scuro, omogeneo e sbriciolabile e odora di terra.

Questo processo non solo riduce i rifiuti ma arricchisce il terreno, senza l’uso di fertilizzanti chimici e con un po’ di cura e attenzione, chiunque può trasformare gli scarti della cucina e del giardino in “oro nero” per le piante.

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