Riutilizzare un bagno mordente di allume

Con l’inizio di questo nuovo anno, prima di entrare nel vivo dell’articolo su come riutilizzare un bagno mordente di allume, desidero augurare a tutti voi un tempo fatto di colori, lentezza e buone pratiche.
Che sia un anno di mani immerse nel fare, di tessuti colorati o stampati e di scoperte fatte passo dopo passo.

Riprendono quindi ora, anche i miei articoli quindicinali, uno spazio di condivisione e approfondimento dedicato alla tintura naturale, all’ecoprint e ai processi che rendono questo lavoro così vivo.
E’ un appuntamento pensato come un ritrovo: per tornare su temi importanti, guardarli da angolazioni diverse e continuare a imparare insieme.

In questo nuovo articolo, ci soffermiamo su una pratica tanto semplice quanto significativa: riutilizzare un bagno mordente di allume.
Questa pratica, semplice ma preziosa, permette di ridurre gli sprechi, rispettare l’ambiente e sviluppare un rapporto più attento con i materiali e i processi.
Riutilizzare un bagno mordente di allume non è poi, solo una scelta ecologica, ma anche direi, una competenza tecnica, che ogni tintore naturale, dovrebbe conoscere e sperimentare.

Riutilizzare un bagno mordente di allume
Riutilizzo di un bagno di allume

COS’E’ IL MORDENTE E PERCHE’ PUO’ ESSERE RIUTILIZZATO

L’allume di potassio è uno dei mordenti più diffusi nella tintura naturale, perché efficace, stabile e relativamente delicato sulle fibre.
Durante la mordenzatura però, l’allume non viene assorbito completamente dal tessuto: una parte rimane disciolta nell’acqua.
Per questo motivo, riutilizzare un bagno mordente di allume, non solo è possibile, ma spesso direi, consigliabile.
Il bagno infatti, conserva ancora una buona capacità mordenzante, soprattutto se è stato usato una sola volta o con tessuti leggeri.

RIUTILIZZARE UN BAGNO MORDENTE DI ALLUME :
BASI TECNICHE

Una domanda ricorrente tra noi tintori e appassionati è: si può riutilizzare un bagno di mordente di allume?
La risposta è sì e farlo non solo è possibile, ma anche, come dicevo consigliabile, per ridurre sprechi, ottimizzare i materiali e lavorare in modo più sostenibile.
Infatti dopo una prima mordenzatura, il bagno contiene ancora allume disciolto, l’acqua mantiene la sua funzione mordenzante e il riutilizzo è particolarmente adatto per fibre leggere, campionature o per fare ecoprint.
I bagni “di seconda mano” infatti, risultano spesso più morbidi e meno aggressivi sulle fibre, ideali per tessuti delicati e per una mordenzatura più
” gentile “.

Secondo riutilizzo per fibre leggereQuindi, riutilizzare un bagno mordente di allume, possiamo dire che è una pratica corretta e non un ripiego, come molti potrebbero pensare.

CONSERVAZIONE DEL BAGNO MORDENTE

Dopo la mordenzatura, bisogna lasciare raffreddare completamente il bagno.
Se necessario, è bene filtralo, per eliminare gli eventuali residui di fibre o impurità.
Conservatelo poi, in un contenitore pulito, ben chiuso, meglio se in vetro o plastica resistente.
Ti consiglio di etichettare sempre  il contenitore con data, tipo di mordente e numero di utilizzi.
Riponi poi in un luogo fresco e buio, per evitare proliferazioni batteriche o alterazioni.
Se il bagno però, dopo un po’ di tempo,  presenta odori sgradevoli, muffe o torbidità anomala, è meglio scartarlo.
Come potete vedere, riutilizzare un bagno mordente di allume, richiede attenzione, ma non è assolutamente complicato.
Tra l’altro, un bagno conservato correttamente può essere riutilizzato anche dopo alcune settimane.

COME RIUTILIZZARLO NEL LAVORO  QUOTIDIANO

Al momento del riuso, conviene riscaldare il bagno lentamente, fino a circa 60–70°C.
Bisogna poi valutare il peso e il tipo di fibre e integrare il 10/15% di allume fresco, se necessario.
Questo è quello che faccio io, ma chiaramente, potete modificare la percentuale, per creare la vostra ricetta.
Questo passaggio mi permette di continuare a riutilizzare un bagno mordente di allume in modo affidabile, soprattutto in una pratica di laboratorio costante.
Immergete infine le fibre ben bagnate e lasciatele mordenzare per il tempo previsto.

Riutilizzo della mordenzatura
Riutilizzo della mordenzatura

QUANDO INTERROMPERE IL RIUTILIZZO

In generale, un bagno di allume può essere riutilizzato 2–4 volte, a seconda della quantità iniziale di allume utilizzata, del tipo e quantità di fibre mordenzate, del tempo di immersione e dell’eventuale aggiunta di altri mordenti o additivi.
Chiaramente ogni riutilizzo riduce gradualmente la concentrazione del mordente, ma questo non è necessariamente un problema: per molti progetti, soprattutto quelli che richiedono tonalità più morbide, un bagno meno concentrato, funziona perfettamente.
Anche se è possibile riutilizzare un bagno mordente di allume più volte, arriva però un momento in cui la sua efficacia diminuisce.
Colori meno brillanti e più spenti rispetto al solito, o una scarsa presa del pigmento, sono segnali evidenti che ci indicano che il bagno ha perso efficacia.
Saper riconoscere questo momento è importante, ed è secondo me, parte integrante dell’apprendimento della mordenzatura.

IN CONCLUSIONE

Questo primo articolo si chiude qui, come una pausa naturale, nel lavoro del mio laboratorio.
Come il bagno resta lì, in attesa, così anche le nostre riflessioni meritano ancora spazio e tempo.
Infatti tra quindici giorni riprenderemo il filo, entrando ancora più a fondo nell’argomento.
Per ora, lasciamo decantare, ma mi raccomando seguitemi, perché vi prometto che il seguito di questo articolo, sarà sempre interessante e scritto, con la stessa cura.

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La lana con il calore si infeltrisce?

La lana con il calore si infeltrisce? Ecco cosa sapere davvero

Durante i miei corsi una delle domande che mi viene rivolta più spesso è proprio questa: “la lana con il calore si infeltrisce?”
La risposta è sì: il calore è uno dei principali responsabili dell’infeltrimento, solo però insieme  al movimento e agli sbalzi di temperatura.
Chi come me, lavora il feltro dalla lana, lo sa bene: il calore, il movimento e gli sbalzi di temperatura possono trasformare un morbido tessuto in un feltro compatto.

Nuno feltro
Nuno feltro

Io lo so bene, appunto, perché da anni lavoro il feltro e il nuno feltro, e il suo principio di formazione è esattamente lo stesso meccanismo che fa “accidentare” i maglioni in lavatrice.

QUALI CAPI E TESSUTI SI INFELTRISCONO

A rischio infeltrimento sono soprattutto i capi realizzati con fibre naturali di origine animale, come: lana, cashmere, alpaca e angora.
Queste fibre sono composte da cheratina, una proteina che reagisce al calore e ai cambi di temperatura.
Questo però soprattutto, quando le fibre sono sottoposte a stress termico e meccanico.
Succede quindi che la fibra si restringe e le sue scaglie superficiali tendono ad agganciarsi tra loro.
Il risultato? Il classico infeltrimento: un tessuto più rigido, compatto, meno elastico e molto più piccolo della sua dimensione originale.
Fate attenzione, perché anche i capi misti con una percentuale di lana, possono incorrere nello stesso problema, soprattutto se lavati senza i giusti accorgimenti.

 IN ECOPRINT COSA SUCCEDE ALLA LANA IN ACQUA CALDA? 

Chi pratica ecoprint lo sa bene: quando lavoriamo con foulard di lana o con la garza di lana, il comportamento delle fibre cambia completamente se immerse in acqua calda a sobbollire.
La lana infatti, reagisce al calore, più di qualsiasi altra fibra naturale.
Durante la fase di cottura, le piccole scaglie che ricoprono ogni fibra, si aprono e diventano molto più reattive: è proprio questo che permette alle stampe botaniche di fissarsi meravigliosamente, creando impronte nitide e profonde.

Stampa su lana che infeltrisce con il calore
Ma c’è sempre un equilibrio da rispettare.
Se la temperatura sale troppo o se il movimento durante la cottura è eccessivo, le stesse scaglie, iniziano ad agganciarsi tra loro: è il primo passo dell’infeltrimento.
La lana diventa più densa, meno morbida e, nei casi estremi, può ridurre la sua elasticità originaria.

CONSIGLI

Per questo, quando stampiamo su lana, manteniamo una temperatura costante e morbida, un semplice sobbollire.
Cioè, quando iniziamo a vedere le prime bollicine , nella pentola sul fuoco, abbassiamo al minimo.
Evitiamo inoltre, se facciamo cottura in acqua, che il fagottino di tessuto si muova troppo.
Inoltre mi sento di consigliarvi di scegliere sempre, una lana di buona qualità, più stabile sotto stress.
In pratica, nel nostro lavoro l’infeltrimento è un confine sottile: da un lato ci aiuta a “catturare” la stampa, dall’altro va gestito con delicatezza per non compromettere il tessuto. Leggi tutto “La lana con il calore si infeltrisce?”

Autunno tempo di tannini

Autunno, tempo di tannini: perché le foglie stampano meglio in questa stagione.
Durante i miei corsi online, una delle domande più frequenti è proprio questa: le foglie stampano meglio in primavera/estate o in autunno?
Io rispondo sempre che ogni stagione porta con sé un diverso equilibrio chimico nelle foglie e quindi risultati diversi e unici in stampa.

VARIAZIONI
Conoscere queste variazioni è importante, perché permette di scegliere quando raccogliere e come stampare, secondo l’effetto desiderato.
Ad esempio in primavera le foglie giovani, tenere e ricche di clorofilla, contengono poco tannino.

Foglie quercia primaverile
Foglie quercia primaverile

Stampano in modo più leggero, con tonalità verdi o giallo-verdi, spesso trasparenti e acquerellate.

Ecoprint con quercia raccolta in primavera
Ecoprint con quercia raccolta in primavera

Sono certamente ideali per chi ama la delicatezza e un effetto morbido, nelle impronte.
Durante l’estate invece, le foglie sono mature: i tannini aumentano, ma restano bilanciati.
Le impronte diventano più stabili e definite, mantenendo un buon equilibrio tra chiarezza e luminosità.
È il periodo ideale per chi desidera contrasti equilibrati e colori naturali.
Leggi tutto “Autunno tempo di tannini”

Cromodipendente

Lo ammetto: sono cromodipendente.
Non potrei vivere senza i colori, senza le loro sfumature che viaggiano insieme alle stagioni, senza quell’adrenalina, che accompagna ogni mio esperimento con le tinture naturali e la stampa botanica.

COSA  MI  ISPIRA 

Quando il tempo è brutto e la luce sembra svanire, mi rifugio tra i pigmenti delle piante, creando nuove texture.

Cromodipendente : Texture e colori naturali

Così pure tra le foglie che rilasciano le loro impronte e tra le fibre che si trasformano in qualcosa di unico.
Uso praticamente i colori naturali, come una forma di riequilibrio energetico, cioè le energie fluiscono liberamente creando una sintonia, tra corpo e anima.
Poiché infatti, ogni tonalità parla un linguaggio diverso, ogni colore è capace di toccare le mie corde sottili, di sciogliere a volte le malinconie, con la capacità incredibile, di restituirmi calma o entusiasmo.
In questo viaggio sensoriale scopro così, ogni giorno,  quanto sia profondo il legame tra colore e benessere.

COLORI PASTELLO

Nel mio mondo, i colori pastello non tramontano mai, nemmeno in autunno o in  inverno.
Questo perché non conoscono stagioni, infatti restano sempre attuali, anche nei mesi più freddi.

Colori pastello: azzurro
Dal celeste trasparente di un mare limpido

Colori pastello rosso tramontoal rosso fuoco di un tramonto,

Colori rosa sul tessutodal rosa dei petali di una rosa

Cromodipendente con il viola mirtilloal viola profondo dei mirtilli.
Ed è proprio così che ogni colore diventa una creazione particolare, con intensità uniche.
Le mie tinture e le mie stampe botaniche, a volte nascono come esperimenti estetici, ma in linea generale poi, sono un modo per esplorare e comprendere proprio, l’universo dei colori. Leggi tutto “Cromodipendente”

La Budleja

Budleja: la farfalla dei giardini e le sue impronte in ecoprint

Nel mio parco sotto casa, la budleja o Buddleja davidii, sta quasi sfiorendo.
I suoi lunghi grappoli di fiori violacei, un tempo pieni di farfalle, ora lasciano spazio alle foglie argentate e sottili che pure tanto amo usare nella stampa botanica su tessuto.

La budleja nel mio parco
Infatti, sebbene la sua fioritura stia volgendo al termine, possiamo apprezzare comunque, tutte le sue altre caratteristiche.
Per chi non l’ha mai usata, né in stampa botanica, né in tintura, sappiate che le sue foglie, grandi e vellutate, possano lasciare una bellissima impronta nell’ecoprint.

CARATTERISTICHE BOTANICHE 

Originaria dell’Asia e dell’America del Sud, la budleja è una pianta arbustiva perenne, che può superare i due metri di altezza.
Le sue infiorescenze a pannocchia, lunghe e profumate, richiamano farfalle e api, tanto che viene spesso chiamata “albero delle farfalle”.
Il suo nome popolare non è casuale. Per tutta l’estate, come dicevo, produce lunghe e dense pannocchie fiorite, che possono andare dal viola al rosa, al, bianco e al lilla.
Sono ricche di nettare e con un persistente e dolce profumo mieloso.
Questa fioritura prolungata, la rende un banchetto irresistibile per api, bombi e, soprattutto, farfalle.
Infatti, nelle giornate di sole, ne sono letteralmente ricoperte. 
E’ conosciuta però anche con il nome  di Lillà d’estate
Le foglie lanceolate, di un verde-grigio vellutato, sono l’elemento che più mi affascina in ecoprint: sottili ma resistenti, rilasciano un’impronta nitida e armoniosa, specialmente se raccolte quando la pianta è quasi a fine fioritura.

Ecoprint con foglia di budleja

STORIA E SIMBOLOGIA

Il nome Buddleja deriva dal reverendo Adam Buddle, un botanico inglese del XVII secolo.
Tuttavia, la pianta divenne celebre solo nell’Ottocento, quando l’esploratore francese Père Armand David ne portò alcuni esemplari in Europa dalla Cina.
In Oriente la budleja era simbolo di rinascita e libertà, forse proprio per la sua capacità di attrarre farfalle — messaggere di trasformazione e leggerezza.
Non esistono antiche leggende tramandate, ma nel linguaggio moderno dei fiori e della natura, la Buddleja rappresenta la trasformazione e il cambiamento.
Le farfalle infatti, sono il simbolo della metamorfosi e della bellezza che ne deriva.

USI CREATIVI IN ECOPRINT DELLA BUDLEJA

È una pianta caducifoglia, il che significa che perde le foglie in autunno.
Ma le foglie di budleja, anche una volta seccate, mantengono una buona struttura e possono essere usate o come impronte dirette nella stampa a contatto, disposte tra due strati di tessuto.
Oppure possiamo usarle, come elementi decorativi da combinare con altre foglie di stagione.
Per valorizzare la loro venatura fine, consiglio di raccogliere le foglie mature, ma non ancora indurite, stamparle fresche o leggermente appassite.
In questo modo rilasciano un colore tenue, tra il grigio-verde e l’ocra chiaro, con un effetto di trasparenza molto delicato.

Stampa botanica budleja

Se invece, si desidera una maggiore intensità, aggiungere una base di ferro o acetato di ferro nel bagno di mordenzatura: la foglia reagirà regalando sicuramente, toni fumosi e più scuri.
Anche i rametti giovani, con la loro corteccia chiara, possono essere disposti sul tessuto, per creare trame sottili e astratte, insomma, tutta la pianta è un’incredibile risorsa per il nostro lavoro di ecoprint!

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