Consigli per conservare i bagni di tintura

Quali sono i consigli per conservare i bagni di tintura?
Ultimamente per i miei articoli sul blog, prendo spunto dalle domande più ricorrenti, durante soprattutto i miei corsi online, che vi ricordo, sono individuali e perciò personalizzati per programma e scelta di giorni e orari.
Questa domanda, è una tra le più frequenti e devo dire tra le più interessanti.
Comincio nel dirvi, che nelle tinture naturali, non lavoriamo mai davvero da soli.

I MICRORGANISMI NEI BAGNI DI TINTURA

Io li chiamo gli invisibili che cambiano il colore.
Infatti anche quando non ce ne accorgiamo, nel bagno di tintura possono entrare in gioco microrganismi invisibili: batteri, lieviti e piccole comunità microbiche che trovano nelle soluzioni vegetali un ambiente perfetto per vivere.
Quando un bagno di tintura viene lasciato riposare per qualche giorno oppure riutilizzato più volte, può iniziare una leggera attività biologica.
Le piante, infatti, rilasciano nell’acqua zuccheri, tannini, pigmenti e altre molecole organiche: una piccola “zuppa nutritiva” perfetta per i microrganismi naturalmente presenti nell’aria o sull’acqua stessa.

Conservare i bagni di tintura naturale

EFFETTI SORPRENDENTI

Questa attività biologica, spesso impercettibile, può produrre effetti sorprendenti.
Infatti i microrganismi possono sicuramente modificare il pH del bagno di tintura. Alcuni batteri, in realtà, producono acidi organici durante la loro attività metabolica.
Questo può rendere il bagno più acido e influenzare il colore finale.
A volte si possono trasformare le molecole coloranti, quindi alcuni pigmenti vegetali possono essere alterati o scomposti, cambiando leggermente tonalità o intensità.
Oppure può succedere che si possano liberare nuove sostanze coloranti.
In alcuni casi i microrganismi aiutano a “rompere” le strutture vegetali complesse, liberando pigmenti, che prima non erano disponibili.
Per questo motivo può capitare che un bagno di tintura riutilizzato, dia colori diversi dalla prima estrazione, anche se si usano le stesse piante e gli stessi tessuti.

NELL’ ANTICHITA’

Una delle cose più interessanti, è che in alcune tradizioni tintorie antiche, questo fenomeno non era casuale: era voluto.
Molte culture hanno imparato a sfruttare fermentazioni controllate per modificare i pigmenti vegetali e ottenere colori particolari.

In questi casi, il bagno di tintura veniva lasciato maturare per giorni o settimane, permettendo ai microrganismi di trasformare lentamente le sostanze presenti.
Un esempio famoso è quello delle tinture a indaco tradizionali, dove la fermentazione è fondamentale per rendere il pigmento solubile e quindi capace di legarsi alla fibra.

Questo ci ricorda una cosa importante:
nelle tinture naturali, il colore non dipende solo dalle piante, ma da un intero ecosistema invisibile fatto di acqua, aria, temperatura, tempo… e anche di microrganismi.
Forse è anche per questo, che lo stesso colore non si riesce quasi mai a ripetere identico.
Perché ogni bagno di tintura è un piccolo mondo vivo.

PICCOLA CURIOSITA’

In molte tinture tradizionali il bagno, non veniva mai completamente svuotato.
Una parte del liquido veniva lasciata nella vasca e utilizzata come base per la tintura successiva.
Questo permetteva di mantenere attiva la fermentazione e stabilizzare il processo nel tempo, un po’ come accade con il lievito madre nel pane.

LA FERMENTAZIONE CONTROLLATA NELLE TINTURE NATURALI 

La fermentazione controllata è un processo in cui si lascia che microrganismi, come  batteri e lieviti, agiscano in modo intenzionale su un bagno di tintura, ma entro alcune  condizioni gestite, come tempo, temperatura, ossigeno e composizione del bagno.
In realtà, anche senza strumenti complessi, si può guidarla con piccoli accorgimenti.
Basta controllare ad esempio, che la temperatura sia stabile, né troppo freddo né troppo caldo.
Poiché poi serve un minimo scambio d’aria, non bisogna fare una copertura ermetica.
E’ necessario poi sempre filtrare il bagno, perché meno residui, significa meno rischio di muffa.

Consigli su come conservare i bagni di tintura
Bisogna poi fare una osservazione quotidiana, cioè controllare l’odore, il colore, e la superficie.
Il tempo, è molto importante, perché la fermentazione è lenta e non va forzata.
Quindi questo in conclusione vuol dire, che non bisogna “lasciare andare a caso”, ma piuttosto accompagnare la trasformazione.

COSA SUCCEDE DAVVERO NEL BAGNO

Durante la fermentazione, i microrganismi in genere, consumano zuccheri e sostanze organiche presenti nelle piante, producono acidi organici, abbassando il pH, attivano processi di riduzione e ossidazione e trasformano alcune molecole coloranti rendendole più disponibili o addirittura diverse.
È insomma un lavoro lento, ma potente: il bagno cambia nel tempo, e con lui cambia anche il colore.

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Perché nelle tinture naturali non si ottiene mai lo stesso colore

Una delle domande più comuni di chi inizia, è proprio perché con le tinture naturali non si ottiene mai lo stesso colore  due volte.
Chi lavora con le tinture naturali prima o poi vive questa situazione.
Si ottiene un colore meraviglioso, magari un marrone caldo, un giallo dorato o un rosa delicato.

Estrazione pigmenti in tintura naturaleSi annota tutto: pianta, mordente, tempo di cottura.
Poi si prova a rifarlo e  il colore è diverso, a volte di poco, a volte completamente.
All’inizio sembra un errore. In realtà è una delle caratteristiche più profonde della tintura naturale.
Il colore vegetale non è mai una formula perfettamente replicabile, perché dipende da molti fattori vivi e variabili.
Alcuni sono noti. Altri sono più sottili e meno evidenti.

PERCHE’ NELLE TINTURE NATURALI NON SI OTTIENE MAI LO STESSO COLORE

Vari sono i motivi. Il primo è che la pianta raccolta, non è mai davvero la stessa.
Mi spiego meglio: quando usiamo una pianta per tingere, spesso la consideriamo come una materia prima stabile.
In realtà è esattamente il contrario.
Infatti le piante, producono pigmenti come risposta a molte condizioni: in base alla quantità di luce, al tipo di suolo, alla quantità di acqua, alla stagione e agli eventuali stress ambientali.
Una foglia cresciuta in pieno sole può contenere più tannini rispetto a una cresciuta all’ombra.
Sappiamo bene infatti che una pianta raccolta dopo un periodo di siccità, può avere concentrazioni di pigmento molto diverse.

perché non si ottiene lo stesso colore
Questo significa che la stessa specie botanica può produrre colori leggermente differenti, anche nello stesso luogo in cui è stata raccolta.
È una delle ragioni per cui nei laboratori di tintura tradizionali si parlava spesso di “raccolto dell’anno”, quasi come nel vino.

ANCHE L’ACQUA PARTECIPA AL COLORE

Un fattore poco considerato è la composizione minerale dell’acqua.
L’acqua non è mai neutra: contiene calcio, magnesio, ferro e altri minerali.
Questi elementi possono reagire con i pigmenti vegetali.
Per esempio un’acqua ricca di calcio può rendere i colori più morbidi, tracce di ferro, possono spesso scurire o ingrigire alcune tinture, oppure un pH più alcalino può modificare completamente certe tonalità.

Misurare il pH dell'acqua Perché nelle tinture naturali non si ottiene mai lo stesso colore
Misurare il pH dell’acqua

Spesso lo ricordo anche durante i miei corsi online.
Ogni allieva, lavora con l’acqua della propria zona, e questo fa una grande differenza.
Il pH e i minerali presenti nell’acqua possono influenzare molto le tinture naturali, per cui lo stesso procedimento può dare colori leggermente diversi da una regione all’altra.
Questo significa che lo stesso bagno di tintura preparato in due luoghi diversi, può dare risultati differenti.

PICCOLA CURIOSITA’

Non è un caso che in passato alcune tintorie fossero famose proprio per i loro colori.
In molte città europee i tintori lavoravano sempre vicino a una specifica fonte o a un tratto di fiume.
Non era solo una questione di comodità: l’acqua aveva una composizione minerale particolare che influenzava la resa dei pigmenti vegetali.
Cambiare acqua significava spesso cambiare colore.
È questo il motivo per cui, alcune tintorie storiche erano famose per i loro colori: l’acqua locale contribuiva al risultato finale.

IL TESSUTO HA UNA MEMORIA CHIMICA 

Un aspetto a cui forse dedichiamo poca attenzione, riguarda il tessuto stesso.
il tessuto non è mai davvero neutro.
È una materia viva, che partecipa al risultato finale tanto quanto le piante, l’acqua o la mordenzatura.
Quindi, anche quando sembra identico, un tessuto può avere caratteristiche diverse.
Infatti molti tessuti nuovi, hanno spesso subito trattamenti che non si vedono.

Tessuti naturaliAppretti, sbiancanti, stabilizzanti, antimuffa o antipiega, finissaggi industriali, residui di lavorazione, diversa tensione della fibra o trattamenti precedenti, che influiscono sull’ assorbimento e la resa del colore.
Perfino lavaggi fatti in casa possono lasciare tracce minerali o detergenti che influenzano la presa del colore.
In pratica il tessuto possiede una sorta di memoria chimica che può cambiare il modo in cui il pigmento si lega alla fibra.

I PIGMENTI VEGETALI CONTINUANO A REAGIRE 

Un’altra particolarità delle tinture naturali è che il colore non si ferma quando il bagno di tintura termina.
Infatti molti pigmenti vegetali continuano a reagire con l’ossigeno, la luce e i minerali presenti nella fibra.

tessuti stesi ad ossidare
Proprio per questo motivo, un tessuto appena tolto dalla pentola può cambiare tonalità nelle ore o nei giorni successivi.
A volte il colore si scalda, altre volte diventa più profondo.
Questo fenomeno è particolarmente evidente con i pigmenti ricchi di tannini.

IL RUOLO INVISIBILE DEI MICRORGANISMI

Un dettaglio curioso, di cui raramente si parla, riguarda infine,  la presenza di microrganismi.
In alcuni bagni di tintura lasciati riposare o riutilizzati più volte, possono infatti svilupparsi piccole attività microbiche.
Queste possono modificare il pH o trasformare alcune molecole vegetali.
Questa è proprio, un’altra domanda ricorrente duranti i corsi online: Come conservo un bagno di tintura senza far fare la muffa?
Non voglio anticiparvi troppo, ma nel prossimo articolo parleremo proprio di questo, perché questo tema merita un articolo tutto a sé!

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Le macchie sui vestiti

ACCOGLIERE L’IMPERFEZIONE

Una macchia che non si cancella quindi,  diventa un punto di partenza e non la fine del capo.
La natura del resto ci insegna, che nulla è mai davvero perfetto:

Natura imperfetta

le foglie spesso sono rovinate e portano segni, le cortecce hanno cicatrici, i fiori sfumature particolari e a volte inattese.

COME TRASFORMARE LE MACCHIE SUI VESTITI
CON L’AIUTO DELLE PIANTE

Spesso quindi, uso la tintura naturale e  uso molto la tecnica del maltinto che crea  effetti cromatici particolari.

Tessuto con macchie e tintura naturale maltinta
In questo caso il colore non risulta uniforme, ma presenta sfumature, venature o irregolarità di tono.
Questo può capitare in modo accidentale, per esempio se il bagno non è stato ben mescolato o se il tessuto ha assorbito in maniera disomogenea.
Può però essere ricercato volutamente, come tecnica decorativa.
In pratica, un tessuto maltinto mostra variazioni di intensità di colore, più scure o più chiare, che poi, volendole miscelare ad altri colori, danno un aspetto mosso, vivo e non piatto, con effetti marmorizzati, come nella foto qui sopra.
Il colore quindi, non solo copre la macchia, ma regala tonalità completamente imprevedibili e a mio avviso, veramente particolari. Leggi tutto “Le macchie sui vestiti”

Solidità dei colori naturali

La Solidità dei Colori Naturali: Un viaggio tra storia, pregiudizi e scienza

Quando si parla di tintura naturale, la domanda che più spesso mi pongono,  riguarda la solidità dei colori ottenuti da fonti vegetali o animali.
Molti in realtà credono, che i colori naturali siano intrinsecamente meno duraturi e resistenti rispetto a quelli sintetici.
Questo pregiudizio, molto diffuso, deriva però principalmente, dalla mancanza di conoscenza della storia della tintura naturale e delle tecniche artigianali che la caratterizzano.saperi antichi,

INNUMEREVOLI TESTIMONIANZE STORICHE

È interessante notare, che l’uso delle tinture naturali ha radici antichissime.
Il fatto che questi colori infatti, siano sopravvissuti per millenni, testimonia la resistenza e solidità delle tinture naturali ben eseguite.
Le prime testimonianze dell’uso di coloranti naturali risalgono a migliaia di anni fa.
Infatti alcune delle prime prove archeologiche di fibre tinte, risalgono a più di 4000 anni fa , e in molti casi questi fili conservano ancora oggi, tracce del loro colore originale.
Tessuti tinti di rosso, fibre di lino o lana tinti con robbia o cocciniglia, sono rinvenuti in diverse parti del mondo.

solidità dei colori rossi
Questo ci dimostra come i nostri antenati fossero in grado di ottenere colori vivaci e duraturi utilizzando esclusivamente risorse naturali.
La tintura naturale non è quindi una pratica recente, ma un sapere antico, che si è tramandato nei secoli, affinandosi e adattandosi alle diverse culture.

LA RICERCA DEI COLORI 

Un elemento fondamentale della tintura naturale è l’attenzione alla materia prima.
Per chi infatti, si avvicina a quest’arte con curiosità, deve saper ricercare i colori nella flora circostante .
Fiori, cortecce, radici, foglie e frutti, possono offrire una gamma sorprendente di sfumature, ma non tutti i colori sono ugualmente resistenti.
Alcune piante producono colori estremamente solidi , capaci di resistere all’usura e alla luce solare, mentre altre forniscono tonalità che sbiadiscono più facilmente.
Quindi alcuni, si rivelano più solidi alla luce, al lavaggio e allo sfregamento, rispetto ad altri.

CRITERI PER VERIFICARE LA SOLIDITA’ DEI COLORI 

La solidità di un colore, nel mondo della tintura, è un parametro fondamentale che indica la sua capacità di resistere nel tempo a vari agenti esterni.
Esistono diversi test per verificare la solidità dei colori naturali, tra cui:
Solidità alla luce: La capacità del colore di resistere all’azione dei raggi ultravioletti è fondamentale, soprattutto per tessuti esposti alla luce solare diretta.
Altrettanto importante è la solidità al lavaggio: La resistenza del colore all’acqua e ai detersivi è un altro fattore importante, soprattutto per indumenti che vengono lavati frequentemente.
Ultimo, ma non ultimo, la solidità allo sfregamento: La capacità del colore di resistere all’attrito, infatti,  è particolarmente rilevante per tessuti che vengono utilizzati quotidianamente.
I risultati di questi test però variano, a seconda della pianta utilizzata, del mordente impiegato e della tecnica di tintura.

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Artigianato o magia?

Oggi il mio è un articolo, con spunti di riflessione con varie valutazioni e osservazioni.
Voi direte che domanda è artigianato o magia? Perché chiedo ciò, in questo articolo?
Perché, secondo me, la magia dell’artigianato, incanta chiunque.

Se cerchiamo la parola magia, sul web, nella sua definizione ci dice, che è una forma di sapere esoterico che si presenta capace di controllare le forze della natura.
Nel Medioevo  e soprattutto nel Rinascimento, la magia torna spesso a collegarsi con l’astrologia e questo infatti, permette un rapporto privilegiato con le forze che reggono la natura.
Insomma la magia ha cercato di definirsi sempre, come scienza che conosce e usa forze naturali.

ARTIGIANATO O MAGIA?
Per noi, nel nostro ecoprint e nelle nostre tinture, è più o meno la stessa cosa. Usiamo le forze naturali e usiamo sicuramente i quattro elementi della natura: fuoco, terra, aria e acqua.
Quando catturiamo la forma delle foglie e il loro colore sui nostri tessuti, non è, secondo voi,  pura magia?

La magia dell'ecoprint su cotone

Il “saper fare”  con le mani, però, non è da tutti.
Le competenze infatti, si acquisiscono lavorando giorno per giorno e molto spesso il lavoro manuale è frutto di anni di formazione ed esperienza.
Mentre quindi, le precedenti generazioni hanno sempre visto i lavori manuali come lavori “di serie B”, oggi, di qualsiasi forma di artigianato si parli, si riescono a  creare pezzi assolutamente unici e molto spesso irripetibili.
Si riesce insomma a dare risalto, all’unicità che tanto ci piace.
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